
Oggi, giornata nella quale si celebra "Il Pittore Munifico & Altruista", darò ai miei cari colleghi imbrattatele alcuni utili suggerimenti sulla pittura ad acquerello.
Per esaltare adunque le trasparenze di cieli luminosi all'alba o al tramonto - con l'ora legale, verso le sei o dopo le venti -, dopo averne ricavato in precedenza le nuvole sapientemente spennellando e assorbendo qua e là sotto e sopra l'azzurro oltremare dello sfondo, possiamo usare la garanza rosa secreta dal succo della barbabietola.
Avete letto bene, miei cari agnostici mestieranti: la barbabietola. Che poi sarebbe quella radice rotondetta, di colore rosso-violetto o talvolta anche bianca, già lessata, e in tal guisa esposta in confezioni sotto vuoto negli scaffali di molti supermercati, soventemente utilizzata in cucina come gustoso alimento condita con olio extravergine d'oliva, una presa di sale marino e aceto balsamico di Modena, q.b.
Per il nostro esperimento alla pittoresca useremo quella rosso-violetto.
Si procede così: prima di tutto si decide di dipingere un acquerello e poi, orsù, corriamo ad acquistare la sopra descritta radice. Ciò fatto, al ritorno dal supermercato, si tagliano alcune fette della nostra Chenopodiacea precedentemente bollita (mi raccomando, senza olio né aceto perché ne patirebbe il supporto cartaceo), e si dispongono in un piattino bianco da caffè o da tè. Quando lo sfondo oltremare del cielo sarà perfettamente asciutto, si intinge un pennello del 6 di setole di marmotta mancina imbevuto di molta acqua (effetto leggero e arioso) nelle fette di barbabietola e si dipinge a piacere muovendolo e rimestandolo abilmente sulla nuvolaglia del nostro spazio siderale. Di tanto in tanto possiamo aggiungere acqua, o barbabietola, a seconda dell'effetto desiderato, ricordando che meno acqua si adopera e più la garanza barbabietolata sarà intensa. Terminato che avrete il barba-acquerello, senza farvi notare da vostra moglie, potrete riporre le fette nel frigorifero con il resto della barbabietola avanzata e riutilizzarle in seguito come gustoso contorno per guarnire fritture estive di calamari o insalate notturne di polpi ciechi in bellavista.
Buon appetito!
Francesco Artusio De Dottis (scèff à la mer un peu brûlé)