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Il muro di Berlino


IL MURO DI... MERLINO

Ieri sera, aspettando che mi venisse sonno, ho deciso per il suicidio catodico e mi sono tosto sintonizzato su "Il grande fratello". E così, prima della catalessi a rilascio controllato, ho fatto appena in tempo a sentire le ultime due domande di "cultura" che la Preg.ma Signora (o Signorina) Marcuzzi rivolgeva agli abitanti della "casa".
Una riguardava il significato della parola "favella", mentre l'altra chiedeva cosa volesse dire "foggia". Non vi dico le risposte... Specialmente l'ultima, visto che uno dei due concorrenti era di Bari...
Perciò, considerando che ieri cadeva il ventesimo anniversario di Berlino unita, mi è venuto in mente di disegnare questa vignetta immaginando i cólti partecipanti di quella utilissima trasmissione a sfondo social-pecoreccio come se fossero i giornalisti incaricati del servizio.
Francesco Dotti (chi lo vuole il mio televisore?)

Olbia - San Simplicio


Ancora un'immagine della bella Basilica romanico-pisana, edificata tra l'XI e il XII secolo.
Alcuni giorni or sono, nel post "Olbia e dintorni", ho ricevuto una segnalazione da un lettore che si firmava "P1mK0" a proposito di un supposto "degrado" nell'area prospiciente la Basilica.


Così, l'altra mattina (il 4 novembre) ci sono andato ma non ho notato alcunché potesse riferirsi al "degrado" segnalato dal lettore, che tranquillizzo subito.
Tutto era in ordine, pulito e ordinato, se escludiamo alcuni "lavori in corso" che tuttavia non inficiano l'impressione che da quella visita ho ricevuto.


San Simplicio, nell'austerità della sua architettura e degli arredi, è semplicemente meravigliosa e resta uno dei più bei monumenti ecclesiastici che possiamo vantare.
Non solo in Sardegna.

Specchio delle mie brame


Speriamo che non gli si rompa lo specchio... Lo sai, sennò, quanti anni di disgrazie?...

Crucifige!


L'importante è che l'immagine di quest'Uomo resti, viva, nei nostri cuori e che non ci costringano, con sentenze e tribunali, a doverlo guardare dal buco della serratura.
Il guaio, secondo me, è che da tempo si stia tentando di tutto pur di cancellarlo proprio dai nostri cuori. Ed in questo, cricifiggendolo di nuovo, anche noi gli stiamo dando una mano.
Ciò è davvero triste...

Crocifisso di classe


Sono passati duemila anni, e questo poveraccio non lo lasciano ancora pace. Mi chiedo chi glielo abbia fatto fare di sacrificarsi per noi, che poi lo ripaghiamo così male.
Non vi piace la Croce in classe? Non guardatela. Ma non toglieteci un simbolo al quale siamo affezionati e che non dà fastidio a nessuno. A prescindere, o meno, dalla tanto sbandierata "laicità dello Stato" come giustificazione.
Che facciamo, allora: togliamo le croci anche dalle bandiere? Perché con la croce ce ne sono parecchie.
Francesco Dotti (pro Croce, e non solo nelle scuole)

Spiagge e leggi salva coste - 4

Il 1° novembre, giorno dei morti, invece di fare visita ai defunti sono tornato a Sos Aranzos: la spiaggia "del tubo e dei teli reggi sabbia", ve la ricordate?


In fondo, guardandola bene, questa spiaggia sembra proprio un cimitero, di quelli abbandonati, nonostante siano passati diversi mesi dalle mie prime visite fatte nel febbraio dell'anno scorso, e seguite dalle altre del 27 giugno e del 30 agosto di quest'anno (v. rispettivamente i post di giugno e settembre "Leggi salva coste - 2 e 3").


Il tubo è sempre lì, semisepolto dalla terra portata con le ultime piogge...


come pure i teli stracciati che vergognosamente ricoprono la scogliera: la NOSTRA scogliera...


e che nessuno finora ha rimossso o, ancor peggio, avrebbe dovuto doverosamente sanzionare,


e gli altri, che tengono la sabbia, a un passo dal bagnasciuga.


Il NOSTRO bagnasciuga.


Mentre, poco più indietro, questi teli già affiorano dalla finta spiaggia.
Che la Natura cominci a ribellarsi? Speriamo...


Più in basso, a sinistra della spiaggia, oltre all'infìdo anello-ancoraggio nel quale se infili inavvertitamente un piede vai di sotto e ti sfracelli, spuntano dal mare tubi di ferro arrugginiti, "innocenti" solo per il nome del loro creatore ma resi "colpevoli" da coloro che in quel posto li hanno interrati e dimenticati, che tentano miseramente di sorreggere un vacillante pontiletto di legno appoggiato sulla scogliera cementificata. Ancora la NOSTRA scogliera.


Infine, il secondo e altrettanto infìdo "punto d'ancoraggio". Anch'esso murato su quegli scogli, i NOSTRI scogli, che qualcuno avrà bucato a colpi di scalpello per infilarcelo, quel maledetto anello d'acciaio.
Tutto questo resiste da mesi, imperterrito, ai controlli(?) che dubito siano mai stati fatti.
Ci dovremo rassegnare? E' probabile, visto che tutto sembra immutato e immutabile anche in questo bellissimo angolo di Sardegna che ci appartiene.
L'altra mattina mi è tornato fra le mani un vecchio libro di Educazione Civica: "Il pianeta dei cittadini" (di Alberto Bertuzzi, Pierluigi Ronchetti e Giorgio Medail, edito da Minerva Italica), nel quale ho trovato una frase, così bella e azzeccata che credo di poter trascrivere.
E' una metafora intelligente che dovrebbe servire a ben indirizzare i nostri sforzi per tentare di cambiare le cose che non vanno. Soprattutto in tempi in cui l'Educazione Civica sembra essere lontana da noi anni-luce. Dice così:
"... immaginiamo il nostro Paese come un ristorante. Ebbene, se il ristorante è il Paese, il direttore del ristorante è il capo del governo; i camerieri sono i ministri e gli aiutanti dei camerieri sono i sottosegretari, mentre il cliente infine è il cittadino. Come nel ristorante il cameriere e i suoi aiutanti debbono essere precisi e solleciti nel servire ed educati verso il cliente, così altrettanto nell'interno dello Stato debbono agire i membri del governo nei confronti del cittadino, di qualunque cittadino, anche il più modesto. Se è servito male, il cittadino ha il diritto di protestare. Ed ha anche il diritto di pretendere l'osservanza delle regole più elementari di buona educazione e di buon comportamento da chi lo serve per propria libera scelta e per giunta retribuito. Può persino esigere che nell'aspetto e nelle manifestazioni esteriori chi lo serve non sia sbracato, come talvolta è apparso qualche ministro, ma dia invece del ristorante, e cioè della nazione, un'immagine rispettabile e dignitosa... Con i diritti provenienti dalla Costituzione repubblicana, qualunque cittadino viene a trovarsi nella situazione di un cliente del ristorante da noi evocato. Se mal servito, non solo può, ma deve protestare, nel suo interesse e nell'interesse degli altri. Può farlo servendosi innanzitutto delle leggi a disposizione e poi spendendo un po' del proprio tempo o del proprio impegno al servizio della collettività..."
Credo che ci sia poco da aggiungere a queste sagge parole, sancite anche dall'art. 21 della nostra Costituzione:
«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione».

Francesco Dotti

Sic trans... it gloria mundi


Che dite: dopo lo faranno anche Santo subito?...

Berlusconi: "Non mi dimetto"


Se ha detto che non si dimette, non si dimette. E' inutile discutere. Auguri.

Il caso Marrazzo



Olbia e dintorni


Una magnifica giornata, oggi: di quelle che spesso ci regala la fine dell'estate. Così abbiamo preso la Panda "giallo ottimista" e siamo arrivati fino alla spiaggia del Lido del Sole, appena fuori Olbia, dopo quel ponte sul fiume ancora a senso unico alternato. Per essere quasi a novembre veniva la voglia di fare anche il bagno, tanto si stava bene. Ho scattato le solite foto: il Faro, l'imboccatura del Porto, l'isola di Tavolara sullo sfondo... Foto fatte e rifatte, che però, a seconda dell'ora e della luce, possono apparire diverse e sempre interessanti. D'altra parte, quando si è su un'isola, c'è poco da scegliere: ti devi solo accontentare.


Alle spalle del Lido del Sole, a ovest, le vecchie saline, la foce del Rio Padrongiano (quello del famigerato ponte), la zona industriale (sulla destra) con i cantieri nautici e tutto il resto, il Porto dell'Isola Bianca, con le grandi navi passeggeri pronte a salpare, e la città (sullo sfondo, a sinistra. O... al centro-sinistra, se vi pare).


Questo è un vecchio rimorchiatore, e si chiama "Furioso".
L'ho fotografato stamattina, avvicinandomi a lui con circospezione e chiedendogli preventivamente il permesso perché lipperlì il nome mi aveva un po' intimorito. Ma quando mi sono avvicinato e ho visto che con la cubia di sinistra abbozzava un sorriso, mi sono fatto coraggio.


Credo che mi abbia anche sussurrato che erano anni che non lo fotografava più nessuno, e che si era rotto il cassero di restare lì, immobile, legato alla banchina, mentre le altre barche gli cabotavano intorno felici.
Mentre lo salutavo per andare a pranzo, mi ha chiesto quando sarei tornato.
"Forse domani - gli ho risposto - se non piove".
Francesco Dotti

Decoro urbano


Ve la ricordate questa immagine? L'avevo messa in diverse occasioni, a mesi alterni, per dimostrare quale fosse il tipo di "cura" riservato al decoro urbano nella nostra città. Per rendersene conto è sufficiente ripercorrere a ritroso i post pubblicati.
Ebbene, finalmente alcuni giorni or sono ho avuto il piacere di osservare alcuni diligenti operatori ecologici dell'azienda incaricata, e pagata, dal Comune (e d
agli utenti) impegnati nella pulizia di questo sito, nella centralissima Via Roma.


Eccoli qua, i nostri solerti amici, applicati in quella pulizia che dovrebbe essere fatta non una tantum, sed etiam cotidie.
Bravi! Continuate così ché siamo tutti con voi (vobiscum)!!
(e pensare che in latino avevo 4...)


Anche i "giardinetti" della Via Roma (ve li ricordate in quali condizioni erano?) sono stati ripuliti...


... hanno tolto le camicie e tutta l'immondizia che c'era dal 28 di luglio! Ci voleva tanto?


Però c'è sempre il solito maleducato che continua a ignorare il cestino e che butta per terra i... propri avanzi. Ma allora sei proprio stronzo!!


Stasera, per arrotondare il tempo di cui in abbondanza noi pensionati disponiamo, ho rifatto una capatina in quel di Via Nanni: dove ci sono gli scavi archeologici.
Ve lo ricordate il post "Giardini pubblici - 9", inserito nel mio bel blog (grazie Google!) nello
scorso mese di settembre - esattamente il 5 e il 10 - dove si vedeva un bel(?) materasso abbandonato per terra? Ebbene, cari Amiche e pregiatissime Amici, dopo quasi due-mesi-due il nostro materasso è ancora lì!
Che sia invisibile?...


Come "invisibili" devono essere i mucchi di tavole, pericolosamente chiodate, che dal 10 settembre scorso giacciono abbandonate per terra nei giardini di fronte al Museo Archeologico.
Forse aspettano che un incantesimo le ritrasformi in alberi fronzuti? Può darsi...


In questo ameno sito: una traversa di Via Latina (zona "Tannaule", tra le vie Portogallo e Tre Venezie), nei pressi del nuovo ospedale Giovanni Paolo II, il 14 febbraio 2009 avevo scattato alcune foto pubblicate nel post di febbraio alla voce "Degrado urbano".
Così, per vedere se
nel frattempo c'erano stati dei cambiamenti, il 22 ottobre corrente anno, più o meno verso mezzogiorno, ci sono tornato.
A distanza di otto mesi, perché questo è il tempo trascorso, tutto è rimasto come l'avevo lasciat
o il 14 febbraio.


Ci sono sempre i rotoli di guaina catramata (ma non dovrebbero essere rifiuti speciali?), i soliti laterizi frantumati (i frantumizi), uno scaldabagno...


anzi, due scaldabagni... qualche materasso... più altre variegate "aggiunte"...


Toh, chi si rivede! La solita lavatrice che c'era anche a febbraio! Vuoi vedere che è rotta sul serio?


Un altro scaldabagno... che sia di quelli che hanno dieci anni di garanzia? Nel senso che stai pure tranquillo che prima di dieci anni non lo portano via. Garantito!


Qui, invece, siamo nei pressi del nuovo ospedale Giovanni Paolo II (è quello che si intravede sullo sfondo). E questo è il marciapiede (scusate il termine) lungo il quale si dovrebbe camminare. E badate bene che dall'altro lato il marciapiede non c'è: questo è l'unico.


La giungla birmana, in confronto, è un'aiuola di ortensie fiorite.
All'inizio, sulla strada principale, dietro l'angolo, prima di arrivare qui, c'è anche uno scivolo per i diversamente abili.
Che cosa avrebbe fatto un disabile che si fosse avventurato su questo marciapiede senza sapere che dopo pochi metri si sarebbe ritrovato in una selva della Sila come questa? Non sarebbe potuto neppure scendere, data l'altezza del marciapiede-di-Berlino, e sarebbe dovuto tornare indietro.
Ci avranno pensato, i realizzatori di tale opera d'arte, se sulla sedia a rotelle ci fossero stati loro o qualche loro parente? E poi parlano di abbattere le barriere architettoniche!


Questo è un altro esempio di marciapiede cespugliato, che si può ammirare all'inizio di Via Vicenza, sempre nel rione Bandinu. Questo rione offre al visitatore, anche a quello meno attento, una serie di fenomeni che dimostrano quanto sia veramente difficile amministrare una città.


Sono anni, infatti, che questo cespuglione marciapiedato (o marciapiede cespugliato, se più vi piace) esiste. Inoltre, per la gioia del pedone che soprattutto la notte ha la disavventura di percorrerlo, c'è anche un simpatico cavo d'acciaio bello teso. Dei disabili non parlo neppure, perché tanto è inutile: invece della carrozzella gli ci vorrebbe una ruspa...
Prima, quando
il cespuglietto era piccolo e facilmente estirpabile, lo hanno lasciato stare; e ora è diventato così.
E poi quando dico che bisognerebbe ammazzarli da piccoli mi dicono che esagero!...


Infine, l'ultima "chicca", come si dice: la panchina.
Questa è l'unica, o se volete l'ultima, ché è lo stesso, rimasta lungo il marciapiede-passeggiata che dal rione di Poltu Quadu conduce verso il supermercato Auchan.



Un tempo, diciamo qualche mese fa, lungo questa sollazzevole passeggiata il viandante poteva riposare le stanche membra poggiandole, di tanto in tanto, su questi utili manufatti, magari leggendosi il giornale, oppure chiacchierando con la propria compagna-amico-zia-nonna. Insomma, con chi vi pare. Oggi, ahimè, non è più possibile: le panchine, quelle che c'erano prima (almeno quattro, se ben ricordo), come la fontana di Piazza Crispi si sono involate. Sparite. Dissolte nel nulla. Ne è rimasta solo una. In attesa che si freghino pure quella...
Certo che in un Paese, il nostro, dove dei ragazzini irresponsabili (come chi li manda in giro armati) si divertono a sparare ai passanti, oppure, annoiati a morte, danno fuoco ai coetanei e violentano le coetanee, cosa volete che contino una fontana e una panchina rubata, dei giardinetti sporchi, o dei rifiuti abbandonati per la strada?
Il degrado, quello morale, ormai ce lo abbiamo dentro. E sarà molto difficile sradicarlo.

Francesco Dotti

Primarie a prezzo fisso?

Giustizia e... calzini

La Ville lumière

"Voglio andare a Parigi! Tutti ci sono stati, almeno una volta, e il prossimo viaggio voglio farlo a Parigi. Mi hai fatto fare metà viaggio di nozze coi tuoi genitori, te lo ricordi?..."
"Ma l'altra metà l'ho passata a letto! Te lo sei forse scordato?" ho replicato, ridacchiando sotto ai baffi, alla gentile signora che vive con me da trentasette anni.
"E chi se lo dimentica? Bel viaggio di nozze che mi hai fatto fare: eri ammalato e con la febbre alta. E sempre a casa dai tuoi genitori! Perciò, ora che ti sei rimesso, mi porti a Parigi."
Ora, dovete sapere che ho sempre avuto paura di mettere piede su qualsiasi cosa che volasse; e siccome di solito gli aerei volano, il solo pensiero di dover passare qualche ora sospeso per aria mi terrorizza.
E allora, come ci sarei dovuto arrivare a Parigi: in macchina? in treno? in bicicletta? in canoa? o... a piedi?
Così, per evitarmi l'agonia di simili interrogativi, mio cognato, famoso organizzatore di viaggi altrui, ha risolto il busillis. Lui, che sa dove cercare chi e che cosa, in men che non si dica si è fatto un giretto (in francese "petit tour") su internet e ha procurato i biglietti (rigorosamente aerei), trovato l'albergo e addirittura il momento atmosferico adatto in cui le previsioni davano bel tempo al nord, soprattutto in Francia, con particolare riferimento alla "Ville lumière". Poi, a dado tratto, mi ha spedito una e-mail mettendomi al corrente che le sue trame, e maggiormente quelle della sorella e della di lui moglie, anch'ella aggregata alla gita parigina, erano andate a buon fine. Potevo mai rifiutarmi?



E così, tutti e quattro, siamo partiti. Destinazione: Parigi.
Il 28 settembre alle 12,30 eravamo in aeroporto in attesa del nostro aereo, che puntualmente è arrivato con quasi due ore di ritardo e che, altrettanto puntualmente, cioè due ore dopo, è atterrato a Parigi-Charles De Gaulle mantenendo coerentemente questo ritardo.
Ah, la coerenza aerea!


Le Alpi, viste dall'aereo


Parigi, vista dall'aereo


L'aereo, visto da Parigi...

Giunti fuori dall'aerostazione siamo rimasti quasi mezz'ora per cercare di capire dove fosse la metropolitana, ma alla fine abbiamo preferito chiedere all'ufficio informazioni. Abbiamo fatto la fila per un'altra mezz'oretta e quando siamo arrivati di fronte all'impiegato, in un impeccabile francese abbiamo domandato:
"Excuse mi, nu vulevòn savuàr per allér andò vulevòn allér, comàn se fà?" Sembravamo, con in più le rispettive consorti, Totò e Peppino a Milano.
Perché dovete sapere che a Parigi nessuno - o almeno quelli con i quali abbiamo avuto necessità di stabilire un contatto verbale - parla italiano. Tutti conoscono, e parlano, nient'altro che il francese "veloce": una sorta di slang che capiscono solo loro e di cui solo loro hanno le chiavi.
Per questo motivo tutte le informazioni che trovi in giro sono rigorosamente in francese, con qualche generosa estensione in spagnolo e inglese. Italiano: nisba. E noi, un pomeriggio che abbiamo avuto bisogno di notizie sul metrò, le abbiamo chieste all'unico inglese che passava di lì ma che parlava solo spagnolo. Quando si dice la sfiga...
Individuata a tentoni la stazione del metrò, saputo che avremmo dovuto spendere € 6,40 per quattro biglietti, mio cognato ha preferito prendere un tassì "perché si viaggia più comodi e non rischiamo di perderci nel metrò", che con soli 60 euri ci ha scodellato proprio davanti all'albergo. Alle cinque del pomeriggio eravamo in camera (per la verità un po' piccola), valigie comprese, a Parigi! Vuoi mettere?
Siccome in passato ci è capitata qualche sorpresa in alcuni alberghi dove ci siamo fermati a dormire, la prima cosa che abbiamo fatto è stato disfare il letto per vedere se le lenzuola fossero pulite. Ma, ahimè, dopo un attento esame, vi abbiamo individuato una peluria sospetta proprio in fondo, all'altezza dei piedi. Così, piuttosto contrariato per la scoperta pilifera, mi sono recato immediatamente alla respectiòn.... rescipsiòn... riscepsiòn..., insomma in portineria, dove ho fatto presente l'accaduto.
Il portiere si è subito scusato e mi ha dato nuove lenzuola pulite, aggiungendo, mentre mi allontanavo soddisfatto, qualcosa che in seguito ho creduto di po
ter tradurre, più o meno: "Ma per 140 euri a notte, cosa ci volevi trovare: la parrucca di Luigi XIV?"
Ci siamo rinfrescati, abbiamo provato a sistemare la roba nell'armadio dopo aver spostato il comodino perché le ante non si aprivano. Così per spostare il comodino abbiamo dovuto spostare il letto, l'altro comodino e anche il frigo-bar mettendo parte del mobilio fuori dalla camera, nel corridoio, vicino all'ascensore. Che non abbiamo spostato perché una cameriera ai piani, in filippino stretto misto a napoletano, ci ha detto che non era possibile perché lo avevano revisionato da poco ed era ancora in garanzia.
Allora abbiamo ributtato tutto in camera e rimesso gli indumenti nelle valigie, convenendo che sarebbe stato più pratico prendere ciò che ci serviva al momento di uscire. Però in camera avevamo il televisore (non so come ce lo abbiano fatto stare...), che prendeva un sacco di canali francesi, e solo Rai Uno che faceva vedere sempre Antonella Clerici, Vincenzo Salemme, Carlo Conti e, in seconda serata, Porta a Porta.
Terminati i traslochi siamo scesi in camera dai cognati e ci siamo scaraventati per le vie di Parigi in cerca di un posto dove cenare, anche se era presto, perché oltre al pacchettino con 15 salatini offerti gentilmente dalla Compagnia aerea e una frugalissima colazione la mattina della partenza (per evitare i possibili rigurgiti da turbolenza avionica), praticamente eravamo digiuni dalla sera prima. Abbiamo subito individuato una bulange... bolaung... bulunger..., insomma una panetteria, che esponeva anche simpatiche pastine dall'indecifrabile e misterioso contenuto, optando alla fine per la classica bagh... bough... bagutt..., insomma uno di quei panini lunghi lunghi e stretti stretti che i francesi si portano sempre in giro sotto le ascelle.
Dopo tre quarti d'ora di trattative e di traduzioni avventurose portando ad esempio anche la ghigliottina, ce li siamo fatti tagliare in quattro pezzi e siamo usciti per cercare una sciarcut... schartuch... chartuch..., insomma una salumeria, dove riempirli con qualcosa di appetibile. L'abbiamo finita in un supermercato (lo abbiamo riconosciuto dalle insegne e dalla gente in fila alle casse), dove mio cognato insisteva per andare in tassì perché saremmo arrivati prima con il pane sempre fresco e, senza parlare con nessuno per evitare equivoci e passare per i soliti italiani, abbiamo preso dei salumi già confezionati, una bustina di sottilette e due bottigliette da mezzo litro di acqua frizzante Perrier (quella che se fai un rutto ti sentono anche in Olanda) e siamo usciti per strada. Che bello, girare per Paris avec les panins in man cercand un post dov manger!


Le stanze da letto dei closchiàr... closcià... calosciàr... insomma, dei barboni

Ai giardinetti di fronte all'albergo abbiamo trovato una panchina libera (le altre erano tutte occupate dai closciàr... clochiàr... colsciàrd..., insomma dai barboni di Parigi, che bevevano birra e fumavano Gaulouises), ci siamo imbottiti i panini col salume e le sottilfette di formaggio, b
evendo avide sorsate di Perrier e ruttando felici come pasque. Finita la cena siamo entrati in un bar sempre nei pressi dell'albergo per prenderci il caffè (anche qui mio cognato ci voleva andare in tassì), e per la modica somma di € 1,50 ci hanno rifilato quattro sbobbe nere e bollenti che sembravano fatte con le pigne secche. Allora, per confondere il sapore sbobbato-pignato-secco, li abbiamo chiesti macchiati (maculé au lait), e per la irrisoria cifra di euri 1,00 in aggiunta ce li hanno maculé au lait.
Lo zucchero, infine, te lo devi portare da casa: te ne danno una bustina sottile come una sigaretta
e se ne chiedi un'altra chiamano la Polizia.


La Tour Eiffel, vista da Parigi

L'albergo era abbastanza vicino alla Torre Eiffel, lo avevamo visto sulla cartina, e si vedeva pure, la Torre: illuminata e imponente, stagliarsi sullo sfondo della Avenue De Suffren.
"Che dite: proviamo ad arrivarci a piedi? Almeno digeriamo i panini e soprattutto il caffè. Non sembra molto lontana..."
ho suggerito.
"Ma non sarebbe meglio prendere un tassì?" continuava a insistere mio cognato, che in questi ultimi anni è talmente ingrassato che fai prima a saltarlo che a giragli intorno.


Ancora la Tour Eiffel, questa volta vista dal Trocadero (credo...)

E così ci siamo incamminati lungo un marciapiede alberato, largo come la metà di Olbia (ma dove si cammina meglio il doppio), in mezzo a due strade enormi come la superstrada per Sassari, determinati a raggiungere la torre a tutti i costi.


Sì, sì, è proprio vista dalla terrazza del Trocadero!! (o giù di lì...)

Dopo un'ora di cammino, stanchi morti, coi piedi in fiamme e la torre sempre visibile tuttavia terribilmente lontana, ci siamo resi conto del perché avessero chiamato quella strada "Avenue De Suffren".
Che fosse, quello, il "Viale delle Sofferenze"?
"Ve lo avevo detto, io, che era meglio chiamare un tassì!..." ha continuato mon cognée (mio cognato, ndr.).
Finalmente la Torre, davanti a noi. Anzi, sopra. Bellissima, imponente, ma
estosa, incredibile: sembrava fatta col fil di ferro all'uncinetto.
Una visita alla Torre l'avrei fatta volentieri, magari salendo fino in cima. Anche a piedi, per risparmiare qualche euro. E dato che la serata era calma e limpida e il sole era appena tramontato, immagino che lo spettacolo offerto sareebbe valso la fila davanti alla biglietteria, dove un serpentone umano multicolore aspettava per fare il biglietto.
Intanto mio cognato stava già chiedendo in giro se si poteva salire anche in tassì "perché un suo amico gli aveva detto che a Parigi è un'usanza", ma si è accorto che lo guardavano male e ha subito cambiato discorso. Così ci siamo accontentati di guardarla dal basso, la Tour Eiffel.
Ché è bella lo stesso.


La Tour Eiffel, vista da sotto

Dice "ma come, vai a Parigi una volta nella vita e non sali sulla Torre Eiffel?! Ma allora sei proprio scemo! Non lo sai che da lassù si vede tutta Parigi?"
Verissimo. Infatti oggi, se ci ripenso, un po' mi sono pentito. Ma la gente in attesa era davvero troppa e noi eravamo stanchi per il viaggio, per i panini, ma soprattutto per il caffè di ghiande e lupini che da un po' aveva iniziato a latrare in modo assai molesto, con degli insidiosi premiti tra il colon discendente e la mutanda.
Non so se mi spiego...
Abbiamo scattato qualche foto intorno e poi, attraversando il Pont d'Iena, ci siamo diretti verso il Trocadero, con le sue fontane illuminate, il parco, e il Palais de Chaillot, costruito per l'Esposizione Universale, che ospita il Museo dell'Uomo, il Museo della Marina, que
llo dei Monumenti francesi e quello del Cinema.


La Place... de... du... di... del Trocadero

L'attraversamento stradale, a Paris, l'est molt périlleux. Le strade sono larghissime, e devi rispettare rigorosamente i semafori truccati facendo attenzione a quello che guardi. Nel senso che ce ne sono diversi, che occhieggiano, a tutte le altezze e di tutte le dimensioni, che indicano sì il verde, ma devi capire a chi questo verde si riferisce: se ai pedoni o ai veicoli. Io non l'ho mai capito, e se non fosse stato per la mia invidiabile agilità da sessantaventenne sarei finito più di una volta sul cofano di qualche macchina. Cosa vuoi, vivendo da molti anni in Sardegna e non essendo quasi mai uscito dall'isola, se togliamo il casino dei mesi estivi con l'arrivo dei turisti, da noi il traffico e gli ingorghi li trovi solo alle casse di Città Mercato.


Les rues de Paris


A Parigi no. A Parigi, anche se sei partito coi semafori verdi, non significa che restino verdi per tutto l'anno e che tu riesca ad attraversare l'immenso stradone che hai davanti tutto d'un fiato (d'emblée), e sempre con lo stesso verde. Talvolta, les sèmaphores parisiennes, per un attimo si colorano addirittura anche di azzurro oltremare o cobalto chiaro (per questo si dice "attraversér d'emblée"), per imbrogliarti e vedere se sei attento. Così, prima di arrivare dall'altra parte, devi fermarti su delle sottili lingue di marciapiede al centro della carreggiata, in attesa del prossimo verde interrogando i Tarocchi. Spesso questi isolotti, quasi sempre stretti e corti, sono sovraffollati da attraversatori interrotti, e non di rado capita di vederli ingaggiare tra loro furibonde tenzoni all'ultimo sangue pur di restare al sicuro.
C'est la vie... (ovvero: "C'è la strada"... boh!)
Terminata la visita e fattosi tardi, pian pianino siamo rientrati verso l'albergo: dovevamo anche cenare, e questa volta i panini non ci sarebbero bastati. Volevamo cenare come dei veri signori. Eccheccazz...
Perciò, imbavagliato il cognato perché non ci richiedesse di prendere un tassì, e approfittando del fatto che l'effetto-caffè au glandes sembrava svanito, con le mutande al sicuro ci siamo incamminati alla volta di Montparnasse.
Dove, in un bar, ci siamo abboffati come maiali con tre cappuccini annacquati (sormontati da una cupola di schiuma, alta quanto la tazza e spolverata di cacao - praticamente una tazza di schiuma colorata), e un thè au lemòn. Il tutto, per la modica cifra di euri 17,50, servizio compreso.
Quando si dice cosa significa mangiare bene!!

(continua...) devo ordinare ancora le foto, truccarle, scrivere le mie fesserie, inventare... rileggere e correggere gli errori che faccio... insomma: abbiate pazienza...

À tout à l'hèure ("a tutte le ore", come si dice in questi casi)


Un Paese alla rovescia...


Forse, ogni tanto, confusi dalle chiacchiere che sentiamo anche dal salumiere, ci lasciamo sfuggire qualche particolare.
Primo, che Berlusconi è stato regolarmente eletto dal popolo italiano. Dopodiché, se è stato eletto per governare, che cosa avrebbe dovuto dire: no, grazie, ci ho solo provato per vedere quanto vi sono simpatico?
Secondo particolare: Berlusconi, prima di essere eletto, era inquisito e non poteva darsi alla politica? Oppure, siccome aveva (o ha) troppe televisioni e giornali dalla sua parte, non poteva darsi alla politica? E ancora: ha troppi soldi e quindi non può fare politica? E' troppo basso è non può fare politica? Si trucca e si tinge i capelli e non può fare politica? Gli piacciono le belle donne (anche a me piacciono) e non può fare politica? Fa troppe battute simpatiche e non può fare politica? Se Berlusconi, dunque, è tutto questo e anche peggio e non avrebbe potuto fare neppure il consigliere comunale di Rubamonte di Sotto, perché mai allora gli è stato consentito di darsi alla politica?
Così, ora che si è scatenato tutto questo putiferio dopo la bocciatura del "Lodo Alfano", davvero non capisco le polemiche che vi si ricamano sopra. Ma la Corte costituzionale è credibile, o no? Le sentenze che emette vanno rispettate, o no? Perché altrimenti cosa ci sta a fare? Ho letto da qualche parte che la prima volta che il lodo Alfano venne presentato, dopo l'approvazione delle due Camere e la firma del Presidente della Repubblica, aveva bisogno di qualche
"ritocchino" e fu rispedito al mittente. Lo hanno fatto, questo "ritocchino"? Ma se era già incostituzionale dalla nascita, che lo hanno presentato a fare? Di quale "ritocchino" aveva bisogno? Non era meglio cambiare prima quegli articoli della Costituzione che lo rendevano incostituzionale?
Così, tornando ai lamenti berlusconiani secondo i quali da quando ha iniziato a governare tutti gli hanno dato addosso, potrebbe anche avere ragione. Ma come, prima acconsentono che venga eletto e poi lo attaccano? Per quella battuta su Rosy Bindi, che ha scandalizzato(?) il popolo delle sinistre, da giorni ce lo stanno facendo a fettine. E la Bindi, alimentando il tormentone, si è fatta anche la maglietta con la scritta "che non è una donna a sua disposizione". Ci mancherebbe! Quando invece sarebbe stato più elegante e intelligente liquidare quella battuta con un sorriso, anziché farne una questione di lana caprina. Stasera, in televisione, ho sentito che Franceschini gli ha dato anche dell'"ominicchio". A Berlusconi, il cui nome finisce per "... oni", lui, Franceschini, che finisce per "... ini". Non fa ridere? E poi dicono che è il Cavaliere a offendere.
Ma perché invece di perdere tempo a offendersi e a farsi le battute addosso, alle quali poi bisogna anche rispondere con altre offese e altre battute perdendo altro tempo, non pensano a governare e a farsi un'opposizione seria. Tutti: a destra e a sinistra.
Perciò, qual è il problema, ora che la Corte costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano: Berlusconi dovrebbe dimettersi, farsi giudicare e, magari, se è colpevole, lasciarsi anche arrestare? Oppure, visto che una buona fetta di italiani lo ha votato, non sarebbe meglio che terminasse il suo mandato, senza distoglierlo dagli impegni presi con gli elettori? Vorrei vedere cosa farebbero "quelli della sinistra" se, andando a nuove elezioni, le vincessero. Coi terremoti e le alluvioni da gestire, ve le immaginate le valanghe di tasse extra che dovremo pagare? Ve lo ricordate quando c'era Visco alle finanze? Io sì. E con tutte le beghe che non hanno ancora risolto fra di loro, coi pachidermici apparati burocratici dei quadri dirigenti per le segreterie, le presidenze, le "ali dure" e quelle "riformiste", i "centristi di sinistra" o i "sinistri di centro-destra", che non sono mai d'accordo fra loro, ve lo immaginate che bel governo salterebbe fuori?
Quindi, per quanto mi riguarda, io che alle "ali dure" ho sempre preferito le "cosce morbide", mi sta bene che Berlusconi governi, poi, a fine mandato, quando torneremo a votare, lo valuteremo per il lavoro fatto e decideremo chi eleggere.

Lo so che vi ho deluso, ma la penso così.
Francesco Dotti

Lodo Alfano: decisione presa


Era prevedibile: la legge è e deve essere uguale per tutti. La magistratura, più o meno militante, secondo me non c'entra un fico secco. D'altra parte, poi, se ci pensiamo bene, anche un magistrato può avere delle idee politiche. Che poi, queste idee, influenzino le sentenze è un altro paio di maniche. E se così fosse sarebbe profondamente ingiusto.
In questo caso è stato applicato quello che sancisce la Costituzione. Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo. Chiacchiere e distintivo.
Almeno secondo me, che come ormai è risaputo sono ignorante.

Messina: la tragedia

Quando la televisione ha trasmesso le immagini dell'alluvione il mio pensiero è andato subito a un amico che ho da quelle parti: Michele.
Non avevo mai visto niente di simile, e anche se molti di questi disastri si rassomigliano è come se ciascuno fosse peggiore dei precedenti. Forse perché tendiamo a dimenticare le immagini, pur se ricordiamo le circostanze in cui questi eventi si sono verificati.
Ma il fatto che ultimamente nel nostro Paese ne stiano accadendo parecchi, uno di seguito all'altro, ci dovrebbe far riflettere. L'opera sconsiderata dell'uomo, che vuole a tutti i costi imbrigliare le regole naturali cambiando il corso dei fiumi, cementificando i canali, spianando le montagne e costruendo dove non può, credo che ne sia la principale causa.



Come nel caso dell'immagine che vi mostro, scattata
nei pressi di Siniscola (NU), lungo la superstrada che da Nuoro conduce a Olbia.
È una cava, senz'altro regolarmente autorizzata visto il punto in cui si trova, che deturpa il fianco di uno dei monti più suggestivi e belli della Sardegna: il Mont'Albo.
Per chi volesse individuarla subito su Google Earth, è sufficiente che digiti le coordinate sulla barra di ricerca:
40°32'06.80" N 9°38'18.31 E
Si vede benissimo, tanto è grande. Sono 100 metri di scavo in elevazione su 800 circa della punta che la sovrasta. In caso di piogge torrenziali, come quelle che si verificano sempre più spesso sul nostro pianeta avvelenato, come si comporterà l'acqua in quel punto? Che forza raggiungerà, non essendoci più la naturale originaria pendenza ma un salto improvviso di cento metri a valle? E i detriti che saranno trascinati dalla furia dell'acqua, fin dove andranno a finire? Perché lì sotto ci sono anche delle abitazioni.
Queste, secondo me, dovrebbero essere le domande da farsi prima di sconvolgere leggi perfette.
È chiaro che, dove abusi vi siano stati e dove sia stato possibile sanarli perché la legge lo prevede, di questi insignificanti particolari la Natura non tiene conto, e prima o poi si riprende il maltolto. A volte anche con gli interessi in vite umane.

Oggi, finalmente, ho sentito Michele. È impegnato nel coordinamento dei soccorsi, ma sta bene. Auguri Michele, un abbraccio virtuale a te e a tutti quelli che stai aiutando, Francesco

Sinistra allo sbando?


Mentre i vari "ferrivecchi" del Pd si arrabattano come possono, ma solo per farsi la guerra, i "ferrinuovi" del partito-che-non-c'è, anch'essi contagiati da ruggini e muffe, continuano ad agitarsi e a sbraitare nei comizi per le primarie.
L'unico, a parer mio più accreditato in quanto moderato e credibile, sul quale mi sentirei di scommettere, è e resta Ignazio Marino.

Vuoi vedere che ce la fa?

Lodo Alfano: si decide


Manca poco ormai al pronunciamento dei giudici della Consulta sulla legittimità costituzionale della legge che prevede l'immunità per le alte cariche dello Stato.
E con tutto quello che sta accadendo in questi giorni al nostro Cavaliere-ottimista
(alluvione di Messina a parte), credo che ci sia poco da stare allegri...
Noi, io escluso, restiamo in trepida attesa.

Alluvione in Gallura

Siamo a una decina di chilometri da Olbia, nel territorio di Loiri Porto SanPaolo, nelle campagne tra Azzanì, Padru e Loiri.
La strada che vediamo conduceva dalla borgata di Azzanì alla frazione di Azzanidò, una manciata di case sparse sulla collina abitate soprattutto da allevatori e pastori.

La furia del torrente, gonfiatosi spaventosamete dopo le piogge incessanti di questi giorni, ha letteralmente spazzato via la strada, travolgendo alberi e macchia mediterranea, isolando gli abitanti del piccolo borgo.

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